Arte e immagini

Triangoli aerei

 

Oggi ci sono le rondini che sfrecciano qui fuori dalla finestra dello studio e mi è venuto in mente questo dipinto, uno di quelli che da diverso tempo mi si sono stampati nel cervello. Si tratta de Gli uccelli, di Franz Marc.

Da tedesco trapiantato a Parigi, Marc assorbì l’esplosione cromatica dei Matisse, dei Derain e degli altri Fauves, e capì quanta interiorità si possa riversare in un dipinto osservando quelli di Van Gogh, vere e proprie autoanalisi di come possa variare lo stato d’animo di chi barcolla fra sprazzi di serenità e baratri di angoscia.
E in quel periodo folle e irripetibile che fu il primo ventennio del Novecento, si distinse per una sua personalissima ricerca di purezza, che mise in pratica stabilendo un legame emotivo con il mondo animale. In sostanza, cominciò a immaginarsi il modo in cui gli animali percepiscono lo stesso mondo che condividono con noi, alla ricerca di un contatto il più possibile intimo con la Natura. Ecco che allora la tavolozza si accende di colori puri, le geometrie si trasferiscono dai corpi stessi degli animali alla realtà esterna; i cavalli diventano le colline su cui galoppano e i caprioli mescolano le geometrie appuntite del chiostro di quel monastero che ai loro occhi deve inevitabilmente apparire minaccioso.
E così, per gli uccelli. Con ogni probabilità influenzato dalle ricerche sul dinamismo dei Futuristi italiani, Marc ci sorprende con questa tela formidabile, nella quale riconosciamo sicuramente il profilo dell’uccello in alto, appollaiato su un bordo per osservare ciò che sta sotto; quello a sinistra, in primo piano, che si guarda indietro; quello in volo, che sta tornando sul bordo di una struttura architettonica. Ma la riconoscibilità dei singoli animali perde d’importanza, perché non sono loro il soggetto.
Lo è piuttosto la loro essenza, ovvero l’azione del volo, evocata da quei triangoli che ci fanno avvertire il movimento delle ali e, in un gioco sinestetico eccezionale, perfino il loro suono felpato durante il decollo. In un gioco sapientissimo di gestione delle forme, Marc contrappone punte triangolari che si ripetono in alto, a evocare il dinamismo di queste evoluzioni aeree, a una punta che invece è rivolta verso il basso, come a farci percepire la vertigine dello spazio sottostante. Chiude l’incanto il passaggio graduale, da sinistra a destra, del blu – riferito alla staticità – al giallo e al rosso puri, sovrapposti al movimento, con il verde a costituire il passaggio intermedio.
Velocità, vertigine, musica, libertà, fragilità, emozione, purezza. Tutto in una sola tela.
Poi uno dice l’arte astratta, però…

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