Arte e immagini

Nell’occhio di un ciclone

 

Stavo cercando immagini per il mio amato Corso di Lettura dell’Immagine e mi sono imbattuto in questo dipinto, Bambina nei campi, di Mario Puccini, artista di cui sarebbe auspicabile una convinta riscoperta.

È un’immagine che trovo eccezionalmente ricca di sensazioni, affidate sia al colore che all’orientamento delle pennellate. La composizione è apparentemente elementare: c’è un sopra e c’è un sotto, divisi da un asse orizzontale. Tuttavia la bambina è decentrata, come se il soggetto non fosse solo lei, ma anche il contesto circostante (e l’essere stato allievo di Fattori avrà sicuramente influito in questa scelta di Puccini).

Proprio qui si origina un vortice di sentimenti di difficile interpretazione, e che per questo dà grande fascino al dipinto. La vegetazione è realizzata con toni caldi e pennellate furibonde che si distribuiscono in più direzioni, anche divergenti; come se fosse sconvolta dagli agenti atmosferici, dallo slancio vitale di Madre Natura, o chissà da cos’altro. La bambina è invece immobile, in posizione frontale, inattiva, ieratica, le braccia stese lungo i fianchi e con indosso un vestitino rosso come il sentiero che ha percorso, complementari al verde che la circonda.

Perché?

A guardarla, a osservare le sue vesti, si capisce che non tira un alito di vento. Ecco allora che il contrasto con tutto il resto rende impossibile capire se sia vera o se sia un ricordo, come una santa in un mosaico bizantino, come una delle gemelline di Shining. Aumenta questa sensazione di ieraticità la curva scurissima di fogliame sopra di lei, che come un’onda tumultuosa crea una specie di nicchia, di abside che la contiene.

Ma la protegge o la minaccia?

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