<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Addio merdaiolo Archivi - Daniele Caluri</title>
	<atom:link href="https://www.danielecaluri.com/tag-prodotto/addio-merdaiolo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.danielecaluri.com/tag-prodotto/addio-merdaiolo/</link>
	<description>Autore, fumettista e illustratore</description>
	<lastBuildDate>Sun, 28 Apr 2024 15:49:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.danielecaluri.com/wp-content/uploads/2023/12/cropped-monogramma-rosso-100x100.png</url>
	<title>Addio merdaiolo Archivi - Daniele Caluri</title>
	<link>https://www.danielecaluri.com/tag-prodotto/addio-merdaiolo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Verdirame Augusto</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/verdirame-augusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:59:20 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2224</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Verdirame Augusto, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/verdirame-augusto/">Continua a leggere<span> Verdirame Augusto</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/verdirame-augusto/">Verdirame Augusto</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/verdirame-augusto/">Verdirame Augusto</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paolo</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/paolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:58:35 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2222</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Paolo, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/paolo/">Continua a leggere<span> Paolo</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/paolo/">Paolo</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/paolo/">Paolo</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Titti</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/titti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:57:41 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2220</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Titti, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/titti/">Continua a leggere<span> Titti</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/titti/">Titti</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/titti/">Titti</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Savino Capogreco</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/savino-capogreco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:56:43 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2218</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Savino Capogreco, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/savino-capogreco/">Continua a leggere<span> Savino Capogreco</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/savino-capogreco/">Savino Capogreco</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/savino-capogreco/">Savino Capogreco</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Righi</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/righi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:55:41 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2216</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Righi Niccolò, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/righi/">Continua a leggere<span> Righi</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/righi/">Righi</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/righi/">Righi</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il pretino</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/il-pretino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:54:31 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2214</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto del prete del paesino, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/il-pretino/">Continua a leggere<span> Il pretino</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/il-pretino/">Il pretino</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/il-pretino/">Il pretino</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guido Necchi</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/guido-necchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:51:58 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2212</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Guido Necchi (Del Prete), 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/guido-necchi/">Continua a leggere<span> Guido Necchi</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/guido-necchi/">Guido Necchi</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/guido-necchi/">Guido Necchi</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rambaldo</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/rambaldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:50:34 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2210</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Rambaldo Melandri, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: <br />"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.<br />Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero.<br />Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.<br />E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/rambaldo/">Continua a leggere<span> Rambaldo</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/rambaldo/">Rambaldo</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/rambaldo/">Rambaldo</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luciano</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/luciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:03:45 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Luciano, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: </p>
<p>"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero. Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/luciano/">Continua a leggere<span> Luciano</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/luciano/">Luciano</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/luciano/">Luciano</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lucianino</title>
		<link>https://www.danielecaluri.com/prodotto/lucianino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:02:24 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.danielecaluri.com/?post_type=product&#038;p=2205</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritratto di Lucianino, 2024. Matite Staedtler su carta Clairefontaine Medium fine, cm 21 x 29,7</p>
<p>Questa serie di ritratti fa parte di <em>Addio merdaiolo, </em>l'artbook che ho dedicato alla saga cinematografica di <em>Amici miei</em>. Dalla mia introduzione all'artbook: </p>
<p>"Si dirà: - Eh, ti piace vincere facile.<br />Non è così scontato: la trilogia di <em>Amici miei</em> è un cult con molti detrattori. Sì, lo so, pare inverosimile anche a me, eppure sono in tanti a darne un giudizio negativo per i più vari motivi: la crudeltà di alcune gag, la misoginia, il compiacimento di situazioni che oggi qualcuno definirebbe <em>politicamente scorrette</em> e così via. Ognuno è libero di pensarla come vuole, com’è normale che sia, ed è probabile che il disturbo dei detrattori sia dovuto al compiacimento che molti mostrano verso le situazioni suddette, magari verso certe frasi o battute entrate così a fondo nell’immaginario del pubblico da essere ripetute in svariate occasioni e, infine, diventate tormentoni di uso comune. O semplicemente perché quei film li trovano insulsi e fine del discorso.Per quanto riguarda me, dopo non so più quante visioni - almeno dei primi due atti - non sono più neanche quelle frasi o quelle battute a deliziarmi, ma la qualità delle sfumature che implicano realtà, gli atteggiamenti che permettono d’immaginarsi altre situazioni e che costruiscono interi mondi, il non detto che descrive i caratteri personali e i rapporti fra quei cinque sciagurati. È il modo in cui sono pensate e realizzate quelle sequenze che catturano la mia attenzione e nelle quali scopro ogni volta qualche dettaglio nuovo, o che non ricordavo, che mi manda in sollucchero. Ed è questo che mi frega. Perché mentre mi concentro su quei passaggi mi appassiono e mi diverto per il modo in cui si dipanano, e alla fine rimango fregato da quei due finali, pur conoscendoli bene. Ora, lo ammetto: al cinema non mi commuovo mai. Non che me ne vanti, mi succede così, e non ci sono <em>Incompreso</em>, <em>Hachiko</em> o <em>Dancer in the dark</em> che tengano: per quanto professionisti dell’estrazione di lacrime concepiscano opere progettate per drenarne a ettolitri, io le guardo, pur coinvolto emotivamente, ma non riesco ad andare oltre alla qualità della messinscena.E invece quei due finali lì, con il gruppo di amici che non rinuncia a trasformare in gioco anche la tragedia in una gestione equilibratissima di più registri, mescolando le lacrime del pianto e del riso, mi fanno venire il magone ogni volta.<br />E così, per farmelo passare, devo andare a cercare compresse di cefalo." <a class="continue" href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/lucianino/">Continua a leggere<span> Lucianino</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/lucianino/">Lucianino</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.danielecaluri.com/prodotto/lucianino/">Lucianino</a> proviene da <a href="https://www.danielecaluri.com">Daniele Caluri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
