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Livio J. Trapingus
Per veri Aficionados
Livio J. Trapingus La responsabilità di essere divino Le origini del mito Come già vi sarete accorti, Luana la Bebisìtter è la serie che ha l'immane onore di ospitare, in ogni sua avventura, l'imponente presenza di una delle figure più carismatiche mai apparse su qualsiasi schermo. Di volta in volta appare come suonatore di corno, fata delle fiabe, accompagnatore berbero, spia del Mossad, apostolo, guru e così via. Ma chi è veramente? Dietro di lui si cela uno dei più grandi attori della storia: Livio J. Trapingus. Pur essendo universalmente riconosciuto come il più grande attore vivente (sue sono le sembianze della statuetta dell’Oscar), la sua figura è tuttavia circondata da un alone di mistero e di Chanel n. 5. Le notizie che si hanno intorno alle sue origini sono tuttora poche e contraddittorie, e sono state reperite nel corso del novecento al costo di numerose vite e ricoveri psichiatrici. Queste alcune delle molteplici versioni. 1) Livio Jaguaro Trapingus, nato a Cincinnati nel 1922 da genitori anziani. Ribelle e maliardo fin da bambino, a vent’anni soggioga con il suo carisma una vetusta miliardaria che riesce a far internare. Grazie al patrimonio della cariatide si finanzia i corsi di recitazione all’Actor Studio, diplomandosi a pieni voti con un classico del mimo mondiale, l’interpretazione della morte della tenia. 2) Livio J. Trapingus (nome completo: Livio, Jolanda, Comneno, Franco, Guillermo, Geppo, Sandrona Trapingus ) nasce a Ulan Bator il 36 febbraio del 1902 da Gionata Trapingus, diplomatico gabbrigiano, e da Ulna falaschi, una nobildonna magiara dal fascino assassino. Appena venuto alla luce grazie alle amorevoli cure del nano Nodulo, ostetrica di casa, il piccolo Livio J. dà immediatamente prova del suo fascino ed indiscutibile savuarffè abusando in maniera maschia dell’indifeso deforme. 3) Nasce col nome di Josef Mengele il 16 marzo 1911 a Günzburg. Brillante studente di medicina crea, insieme ad altri amici birrai, una catena di camping nella ridente Polonia. Dopo il secondo conflitto mondiale si trasferisce repentinamente in Sud America, asserendo che il clima gli giova agli occhi di pernice, e prende il nome Livio J. Trapingus. A tu per tu con la leggenda Di seguito abbiamo l’onore di presentare una rarissima intervista rilasciata nel 1985 a Mauro Zuvermitten, il reporter dei divi, ricevuto eccezionalmente dell’immarcescibile istrione nella avita residenza a Cap D’Antibes. Buongiorno, Sir Trapingus, siamo onoratissimi di essere ricevuti nella sua favolosa dimora. “Sì bravo, ma facciamo una cosa di giorno, ché devo fare i miei suffumigi di bellezza” Come ha conosciuto Daniele Caluri, a cui ha concesso l’uso dei suoi mitici manifesti cinematografici? “Mi fu presentato dal suo primo marito, Leopoldo Mastelloni, al Galà degli Amici della Prostata. Prima di incontrare Leopoldy mi si dice suonasse l’organetto vestito di un bolerino di stagnola in vicolo della Ragnaia. Ho cercato di avviare il giovine alla carriera attorale come coprotagonista in una pellicola dall’alto contenuto sociale, una critica sul sistema carcerario dal titolo “Raccattami la saponetta”. Ma – ahilui – la sua carriera fu stroncata quando venne sorpreso, nelle docce di un campeggio di Cecina mare, a cavallo di un tedesco al grido di “Ja… Ja, STURMUNDRANG!” …Sa, anche nelle migliori famiglie… che vuole che le dica, d’altronde è biondo.” Lei è l’icona della bellezza senza tempo. Che può dirci del famoso patto stipulato col Diavolo, incontrato durante la lavorazione di “Padre pio al derby del Kentucky” “Sa, c’è ben poco da dire, mi apparve sotto forma di venditore ambulante di brigidini&mallegato e mi propose il potere universale in cambio di una casa in multiproprietà ad Asciano Pisano. Mi trovavo in un momento di rara generosità ed accettai.” Lei ha fama di essere anche un grande filantropo. Forzando la sua naturale modestia, ci racconterebbe qualcuna delle sue iniziative? “Non mi meraviglio che con il volume cranico di una peretta di glicerina lei creda ancora a queste storielline da babbalei … uomini lupo, vampiri, carri di ferro che si muovono senza cavalli…” Eh? Ma… ehm, intendevo dire opere di carità , iniziative benefiche… “E allora articoli meglio con quella piaga da decubito che si ritrova in viso! Sì, in effetti sono molte le mie iniziative per gli infelici e gli inutili, prima fra tutte la mia arcinota campagna per la salvezza della pantegana di botro, che mi valse un Nobel per la pace. Quest’anno abbiamo dato vita ad una battaglia contro lo scempio che si verifica all’inizio di ogni estate sulle nostre autostrade: il crudele abbandono dei triangoli a bordo strada. Ma anche campagne sanitarie, come l’uso del furetto nella rettoscopia.” Negli anni 50, dieci anni prima del celebre intervento di Barnard, Lei, sul set de “Il Trippaio”, in preda al pathos interpretativo eseguì realmente un trapianto di cuore, sostituendo il sanissimo organo da pentatleta della comparsa con una polpetta di sego usata per le riprese. Si tratta del famoso metodo Strasberg, lo stesso che ho usato con sua madre durante le riprese di “L’otorinolaringoiatra visita senza mani”. Ma, veramente mia madre non ha mai fatto l’attrice… “Non ho mica detto che era attrice. Suvvia, ormai è maggiorenne, se ne faccia una ragione.” …!? “…E poi non stia così distante. Lei ha dei capelli davvero ben curati, sa? Che prodotti usa? potrei consigliargliene alcuni testati nei migliori brefotrofi europei. Ormai con gli animali è diventato un problema.” …Grazie, ma intendevo farle altre domande.. “ Certo, certo, perché no? ma si avvicini, mi dica… dove va in vacanza quest’estate?” Penso all’Isola di Capraia… ma questo che c’entra scusi? “No niente … così per dire. Continui pure, cara Dafne.” …Ma veramente, Sir Trapingus, io mi chiamo Mauro. “Un uomo? AAAAH FUORI DI QUI! GUARDIE!”